?

Log in

Day 07 — A photo that makes you happy




Era l'estate di due anni fa.
La prima volta che io e Celeste uscivamo insieme, dopo tanto tempo. Dopo Jacopo, sostanzialmente - il mio annullamento e la mia metamorfosi in nero. Dovevamo fare foto quella mattina, ma non riuscimmo a farne tante perché c'era troppo da raccontare.
Troppa vita. Troppa distanza.
Mi ricordo di quella mattina di sole con l'erba attorno alle caviglie, e la mia corsa cercando di fotografare una farfalla.
E il mignolo di Celeste stretto al mio, quella catena sottile che ci lega da tutta una vita.

Day 06 — Whatever tickles your fancy


E' qualche giorno, che ho voglia di dipingere.
Più o meno da quando ho visto Little Ashes, da quando un po' dell'antico amore per Salvador Dalì mi è tornato in mente. Quante volte con Alessandro, in secondo superiore, ci siamo fermati a osservare e giocare coi suoi quadri e la nostra fantasia.
E quante volte ho desiderato perdermi in quella dimensione astratta, fatta di creature strane e paesaggi astratti, orologi colati e visi sospesi nel cielo. Forse perché nel genio folle di Dalì c'è qualcosa di incredibilmente affine a me. Nel suo non - amore, la sua totale incapacità di preoccuparsi di qualcun'altro al di fuori di se stesso, il suo egoismo congenito. Solo che non ho più né i pennelli, né i colori a olio. Ce li ha Perla, e non posso chiedergli. Non ora che quello che eravamo si è frammentato in un milione di schegge di vetro. Siamo riflesse nello stesso cucchiaino, in fondo. Solo che non dividiamo più la stessa superficie; ora una di noi è sulla superfice concava, l'altra su quella convessa. Una di noi vede il mondo al diritto, l'altra al rovescio. E non ci incontriamo mai. Credo che andrò da Bruzzi o da Buffetti a comprare altri colori, comunque. Ed altri pennelli. E una tela nuova, enorme.
Da riempire. Squarciare. Dove spandere il colore insieme ai pezzi della mia anima, alle mie paure, alle crisi e le angoscie convulse.
Sì, ho decisamente voglia di dipingere.


The Game: Day 05 - Your favourite quote

Sì, le cose che ci aspettiamo, se si avverano ci danno un enorme soddisfazione. Al contrario, se non avvengono come noi desideriamo, ci lasciano addosso un senso di delusione cocente. Ma sono le cose che non ci aspettiamo, quelle che ci cambiano la vita.

( da Grey's Anatomy )

Non è colta, ma mi piace.


Day 04 — Your favourite book


Ovviamente in ritardo, il mio libro preferito è... non lo so. Dovrei elencare tipo i primi dieci tutti a pari merito, ma non ne ho idea.
Comunque, credo sia La voce Segreta di Bianca Pitzorno. E' in assoluto il primo libro che ho letto, e ne ho un bellissimo ricordo. :)

IO *__*


voglio un crossover tra Every me, every you e Due sotto il tetto x°DDD *delira*
( posto rivolto a BlueSmoke, ovviamente u_ù )


Veramente sarebbe il giorno 5, ma questo finesettimana è stato un travaglio -.-
Comunque. Il mio programma TV preferito è... QUESTO!



 
Tutti pazzi per Amore.
Assolutamente romantico, assurdo e demenziale XDD e tutte le volte che lo guardo, mi sento troppo compresa (io mi faccio gli stessi identici trip che si fanno i personaggi >//<)

?



# 00 - Prologo

 

 

Per Derek, Isabel era tutto.

Non c’era altro modo di definirla, se non con una parola che comprendesse l’universo stesso: tutto. Era la velocità di propagazione della luce nel vuoto, l’esplosione di una stella – il suo inghiottirsi su se stessa, risucchiando tutto ciò che c’era attorno. Era la forza in grado di separare la materia o, come gli aveva spiegato una mattina di tanto tempo prima nel letto, quella che avrebbe potuto disciogliere le molecole di latte da quelle del caffè.

E’ strano pensare che Isabel adesso non c’è più.

Derek, in piedi con le mani in tasca, guarda i fiori appoggiati sulla bara senza nemmeno vederli.

I suoi genitori hanno scelto delle rose bianche per salutarla.

E pensare che lei le avrebbe odiate. Avrebbe preferito tanti girasoli, magari con una bella coccarda colorata. Non avrebbe voluto nulla di tutto quello che c’è attorno.

Isabel era così: per gli arrivederci, non per gli addii. E quando salutava qualcuno lo faceva sempre con un sorriso.

Pensare che non tornerà è straziante.

Pensare alla casa vuota -  all’abito rosso abbandonato sul separé e ai cosmetici chiusi nell’armadietto del bagno, fa male fisicamente.

E’ come se qualcuno tenesse stretto attorno allo stomaco di Derek un filo d’acciaio, impedendogli di respirare: il dolore è una puntura appena sotto al plesso solare, un ago che arriva fino a dentro l’aorta.

Mentre intorno il mondo è surreale. Quasi falso.

Le panche di legno sembrano fatte di carta da squarciare, la luce è artificiale quanto quella di un quadro di Caravaggio.

E’ un insieme di dettagli inutili, in fondo. Ma a Derek danno fastidio – lo irritano nel profondo.

In quella chiesa fredda, nulla ha il sapore che aveva lei.

Non c’è la sua vita, il suo meraviglioso sorriso. Non c’è il suo calore, né la sua risata.

Un branco di ipocriti, ecco cosa c’è. Gente venuta a portare fiori. E a piangere. A elogiarne i difetti ricordandoli con dolcezza, senza nemmeno conoscerla veramente.

Non come la conosceva lui, perlomeno.

Mentre ascolta il prete parlare, gli tornano in mente quelle giornate passate a far nulla nella loro casa. Isabel è un insieme di colori, nei suoi ricordi.

Gli tornano in mente i calzini colorati e il suo mordicchiare nervosamente le unghie; lo spauracchio di capelli più chiari alla base della nuca, e la curva dolce della sua spalla quando dormiva rannicchiata su un fianco.

Quei ricordi gli fanno venire quasi da piangere, ma non vuole cedere alle lacrime. Piangere sarebbe come lavarla via, cancellare le sue tracce da sotto la pelle; preferisce tenerla intrappolata tra le ciglia, come si fa con l’ultima immagine della pellicola di un film.

La mano scorre sull’elegante giacca nera, andando ad affondare nelle tasca.

Quando le dita sfiorano un quadrato di stoffa soffice, un conato di nausea investe Derek; è triste ritrovarsi a constatare che in dieci anni le cose che non le ha detto superano di gran lunga tutte quelle che hanno fatto assieme.

Non le ha mai detto che avrebbe voluto sposarla. Avere un figlio, magari – un cane.

Prima gli sembravano cose secondarie. Si ripeteva sempre che c’era tempo.

Ora che di tempo non ce ne è più non può fare a meno di pensare a quanto siano stupidi i rimpianti.

E si ritrova a constatare che darebbe indietro tutto il suo di tempo, tutta la sua vita.

Pur di poterla stringere ancora, anche solo per un giorno.

Anche solo per un attimo.

 

*

 

Aaron adorava Isabel.

Era Il suo modello da seguire, la sua fonte di ispirazione. Quando erano piccoli, la guardava con muta reverenza; tutte le altre femmine facevano schifo, ma lei no. Lei era forte.

Era sua sorella, e l’avrebbe protetta a tutti i costi – sarebbe stato il suo scudo.

E invece negli anni a seguire è stata lei a difenderlo, a proteggerlo dal mondo esterno. E’ stata l’unica della famiglia a rimanergli accanto quando ha confessato di essere gay. Quella a cui poteva telefonare a ogni ora del giorno e della notte se qualcosa non andava. Lei c’era, sempre.

La sua assenza ora è grave. Il vuoto che ha lasciato si è riempito di domande. Di se.

Se ci fosse stato Aaron vicino a lei nel momento dello schianto dell’auto, adesso sarebbe viva?

Se le avesse telefonato, quella sera, avrebbe potuto fermarla?

I se non servono a nulla, lei glielo ripeteva sempre. Ma Aaron si è sempre fatto troppe domande, e non riesce a evitarle nemmeno ora.

Forse il fatto di essere fuori dalla chiesa non aiuta.

Non ha mai avuto un bel rapporto con Dio, meno che mai da quando i suoi genitori lo hanno cacciato di casa. Sua zia al telefono è stata piuttosto esplicita: lo ha pregato di non assistere alla cerimonia per non turbare ulteriormente gli animi.

Aaron avrebbe voluto mandarla a quel paese; non gli importa non avere più un padre e una madre, gli importa non avere più una sorella.

Ma alla fine ha deciso di rimanere fuori lo stesso, anche solo per evitare quella massa di bigotti che finge di averle voluto bene. E tutti quei maledetti ricconi snob che stringeranno le mani di sua madre con le lacrime agli occhi parlando di lei.

Pensare che Isabel li odiava. Sognava di cambiare la sua vita, di renderla semplice. Genuina.

Senza fronzoli, merletti, gioielli. Senza coppe di cristallo e tovaglie importanti, senza cene cerimoniose e sorrisi falsi.

Magari ce l’aveva anche fatta, con Derek.

Aaron aspira un tiro dalla sigaretta, appoggiato alla portiera dell’auto. E’ quasi un’ora ormai che è lì fuori, la funzione sarà quasi finita. Fra poco tutti i partecipanti cominceranno a brulicare nella piazza come formiche.

Non è il caso di esporsi troppo, questo lo sa.

Ma ha bisogno di essere lì. Ha bisogno di vedere che se ne va, per poterla lasciarla andare.

E’ la cosa più difficile, quella più dolorosa. Lasciarla andare.

Il solo pensiero trafigge le tempie di Aaron come fosse un trapano, gli buca il cervello.

Vorrebbe poter fare un gesto simbolico. Qualcosa di stupido, come far volare un palloncino nel cielo e rimanere a guardarlo. Ma si conosce troppo bene, sa che non servirebbe quasi a nulla.

L’unico modo che ha di lasciare andare Isabel è vedere mentre la portano via.

Vedere la bara. Sua madre. Suo padre. Derek. Prendere il loro dolore come garanzia verso la verità; la loro rabbia, le loro lacrime sono la prova che l’incidente non è stato una bugia.

Quando vede le porte della chiesa aprirsi, si rifugia dentro l’auto.

Da dietro il vetro, il mondo è diverso. Ovattato, distante.

E’ una storia che quasi non lo riguarda.

Eppure deve ringraziarlo Aaron, quel vetro. Perché quando la verità lo penetra con violenza tranciandogli l’anima con un colpo netto, l’istinto è quello di urlare. Sbatte le mani contro il finestrino e soffoca il boato di dolore che sente nascere.

Il vetro lo scherma – lo protegge dal mondo di fuori, che scorre e non è in grado di vederlo, né di sentirlo.

Dentro l’abitacolo della macchina è solo con le sue fragilità.

Sa che domani è un altro giorno. Che dovrà ricominciare a vivere, per tutti e due. Ma adesso … adesso ha solo voglia di dormire.

Aspetta che la macchina con la bara si diriga al cimitero, poi mette in moto la sua Mercedes.

Chiedendosi come debba essere premere sull’acceleratore e vedere la lancetta accarezzare i centottanta chilometri orari, mentre senti l’adrenalina nelle vene e la tua vita che rimane gradualmente dietro di te.

Tuttavia rallenta, percorrendo la strada lentamente. Senza sapere nemmeno il perché, senza comprendere l’origine dei suoi pensieri contorti. Tutte le sue domande gli si rovesciano addosso, tartassandolo senza pietà. Le risposte sono ancora punti vaganti nel vuoto.

La paura. Il dolore. I ricordi. Nulla esiste.

C’è solo uno straziante senso di vuoto ora che non c’è più nemmeno Isabel, a piangere per lui.

 

 

 

-

 

 

 

 

 Cazzo ci faccio io, co'sta roba nel pc?

L'idea era di scrivere una stori con un senso. Doveva essere catartica. Derek e Aaron dovevano essere legati tra loro dalla morte di Isabel. E lì ne doveva scaturire una storia con una trama che mi sembrava anche abbastanza decente. Però boh... non sono convinta.

Day 02 — Your favourite movie


 
 





 
Questo è un pari merito assolutamente dovuto.
Edward mani di Forbice per la neve, perché anche da bambina era la mia favola preferita - più di cappuccetto rosso o biancaneve.
Colazione da Tiffany si commenta da sé: la scena finale, in cui Holly scende dalla macchina e cerca Gatto sotto la pioggia, è sempre dolcemente straziante.
E Espiazione è registicamente perfetto.
<3
 

Day 01 — Your favourite song


Credo che questa sia la mia canzone preferita.
Non me ne vogliano i Placebo, i Muse, gli Oasis o i Joy Division; non si offenda nemmeno Lullaby dei Cure, che è una signora canzone, né tantomeno Ultranoia. O tutte quelle canzoni come "ci sono molti modi" o "male in polvere" i cui testi sono un pezzo di vita. Ma QUESTA. Questa sono io.
Non credo che ci sia cosa in grado di descrivermi meglio di questa canzone. Specialmente ora. Adesso, in questo momento. E' perfetta... e non c'è bisogno di aggiungere altro.

Mi domando perché quando vivi aspettando
un giorno passa lentamente come fosse un anno
Mi domando perché non sono nato nel 50
Avrei saputo cosa fare io negli anni 70
Mi domando se sei mia oppure fai finta
E se alla fine dei fatti essere onesti conta
Mi domando se la storia è stata scritta dagli eroi
O da qualcuno che pensava solamente ai cazzi suoi
Mi domando perché mi fa schifo la mia faccia
A volte si e a volte no
Perché a volte voglio avere solo quello che non ho
Mi domando soltanto perché
Gesù Cristo è morto in croce per me

Voglio sentirmi libero da questa onda
Libero dalla convinzione che la terra è tonda
Libero libero davvero non per fare il duro
Libero libero dalla paura del futuro
Libero perché ognuno è libero di andare
Libero da una storia che è finita male
E da uomo libero ricominciare
Perché la libertà è sacra come il pane
E’ sacra come il pane

Mi domando perché pensare troppo mi turba
E se una volta almeno mio padre ha fumato l’erba
Mi domando se avrò un figlio
E se mio figlio mi odierà
Perché purtroppo si odia
Chi troppo amore ci da
Mi domando se la mia è una vita felice
E so rispondere solo che mi piace

Voglio sentirmi libero da questa onda
Libero dalla convinzione che la terra è tonda
Libero libero davvero non per fare il duro
Libero libero dalla paura del futuro
Libero perché ognuno è libero di andare
Libero da una storia che è finita male
E da uomo libero ricominciare
Perché la libertà è sacra come il pane
E’ sacra come il pane

Libero perché ognuno è libero di andare
Libero da una storia che è finita male
E da uomo libero ricominciare
Perché la libertà è sacra come il pane
E’ sacra come il pane


Praticamente, ho fregato un giochino che si sta estendendo a macchia d'olio su Lj dal blog di Aika >//< dubito che lo farò tutto, ma tentar non nuoce, no?

The game:
 

Day 01 — Your favourite song

Day 02 — Your favourite movie

Day 03 — Your favourite television program

Day 04 — Your favourite book

Day 05 — Your favourite quote

Day 06 — Whatever tickles your fancy

Day 07 — A photo that makes you happy

Day 08 — A photo that makes you angry/sad

Day 09 — A photo you took

Day 10 — A photo of you taken over ten years ago

Day 11 — A photo of you taken recently

Day 12 — Whatever tickles your fancy

Day 13 — A fictional book

Day 14 — A non-fictional book

Day 15 — A fanfic

Day 16 — A song that makes you cry (or nearly)

Day 17 — An art piece (painting, drawing, sculpture, etc.)

Day 18 — Whatever tickles your fancy

Day 19 — A talent of yours

Day 20 — A hobby of yours

Day 21 — A recipe

Day 22 — A website

Day 23 — A YouTube video

Day 24 — Whatever tickles your fancy

Day 25 — Your day, in great detail

Day 26 — Your week, in great detail

Day 27 — This month, in great detail

Day 28 — This year, in great detail